Quello che segue è la prima parte di un racconto al quale sto lavorando nell'ambito di un laboratorio didattico, istituito dalla scuola di specializzazione per l'insegnamento del sostegno. Mai avrei pensato di cimentarmi nella stesura di un"libro", ma devo ammettere che è stato entusiasmante! Forse perché, ispirata dal mio viaggio di nozze in Thailandia, non ho avuto difficoltà a rielaborare la magia di quei luoghi. Così ci sono riuscita, sorprendendo anche me stessa. Accetto volentieri ogni pubblico commento!
Tutto ebbe inizio dal rullare delle turbine di un aereo che li avrebbe portati a destinazione. Marco e Carla erano da poco diventati marito e moglie e quello era il loro primo viaggio oltre oceano.
Si erano conosciuti molti anni fa e dopo un lungo fidanzamento avevano deciso di sposarsi e andare a vivere nella casa gentilmente offerta dai genitori di Marco. Lui da poco aveva preso servizio presso una società bancaria grazie alla sua laurea in ingegneria delle telecomunicazioni, Carla invece era riuscita ad ottenere un contratto a progetto come educatrice in una scuola materna.
La mattina del loro arrivo l’orologio dell’aeroporto di Bagkok segnava le 6 a.m. dell’11 Agosto, mentre il loro orologio biologico era ancora fermo alla mezzanotte italiana. Fu un colpo apprendere dalla loro guida locale che di lì a poco sarebbe iniziato il tour della città, quando invece avrebbero preferito sprofondare per qualche ora nel morbido lettone dell’Amari Atrium Hotel di Bangkok.
Quella mattina la città era ingabbiata in una enorme nube asfissiante, che occludeva la vista del sole ma che tuttavia non impediva ai raggi solari di invadere la città in un turbinio di riflessi grigio-opachi, che a tratti abbagliavano gli occhi già assonnati dei due ragazzi. L’umidità e il sudore si erano sin da subito appiccicati sui loro corpi appena rinfrescati dai condizionatori del grande albergo. La guida li condusse subito nella zona dei grandi templi e del palazzo reale. Fu lì che i due furono immediatamente rapiti dal fascino misterioso di quella civiltà lontana.
La mattina del loro arrivo l’orologio dell’aeroporto di Bagkok segnava le 6 a.m. dell’11 Agosto, mentre il loro orologio biologico era ancora fermo alla mezzanotte italiana. Fu un colpo apprendere dalla loro guida locale che di lì a poco sarebbe iniziato il tour della città, quando invece avrebbero preferito sprofondare per qualche ora nel morbido lettone dell’Amari Atrium Hotel di Bangkok.
Quella mattina la città era ingabbiata in una enorme nube asfissiante, che occludeva la vista del sole ma che tuttavia non impediva ai raggi solari di invadere la città in un turbinio di riflessi grigio-opachi, che a tratti abbagliavano gli occhi già assonnati dei due ragazzi. L’umidità e il sudore si erano sin da subito appiccicati sui loro corpi appena rinfrescati dai condizionatori del grande albergo. La guida li condusse subito nella zona dei grandi templi e del palazzo reale. Fu lì che i due furono immediatamente rapiti dal fascino misterioso di quella civiltà lontana.
Un insistente odore di incenso e fiori recisi invadeva il tempio del famoso Budda sdraiato. Una moltitudine di gente era inginocchiata ai piedi del Budda e pregava in una lingua a loro sconosciuta. Quando la guida li esortò ad inginocchiarsi non esitarono un attimo e subito le loro anime iniziarono ad agitarsi in un tumulto di immagini e suoni. Affiorò per un attimo nella loro coscienza un sentimento comune di smarrimento, quasi a presagire un misterioso evento che di lì a poco li avrebbe investiti.
Terminata la visita ai templi e ai giardini del palazzo reale Boom, la giuda tailandese che parlava un italiano appena comprensibile, disse:
“Adesso giovani sposini andare a vedere famoso mercato di fiori; antico detto tailandese dire non aver visitato Bangkok senza aver visitato mercato di fiori”.
Il mercato dei fiori di Bangkok svolge un ruolo dominante per l’economia del paese, si smerciano fiori provenienti da ogni parte del mondo, tulipani e girasoli olandesi, rose e bocche di leone di ogni colore e provenienza, ma soprattutto orchidee il fiore simbolo della Thailandia.
Benché stremati ancora dal viaggio l’ingegnere e l’educatrice non volevano perdersi nulla di quel viaggio, ogni particolare legato alla cultura di quei luoghi volevano conoscerlo e conservarlo nei loro ricordi. Anche questa esperienza sarebbe stata utile per raccontarla ai loro amici e parenti che li aspettavano in Italia.
“Bene Boom, andiamo a vedere questo mercato” disse Marco vedendo Carla annuire.
Stavolta presero un Tuc Tuc, il mezzo di trasporto più comune e veloce della città; l’unico inconveniente è lo smog che si respira su questa specie di Ape Piaggio a tre ruote perché è aperta e piuttosto bassa proprio in corrispondenza dei tubi di scarico delle altre macchine.
“200 Baht” disse il conducente non appena fermò il mezzo. Boom ne tirò fuori solo 100 farfugliando qualcosa in lingua thai.
Vi erano banchi di fiori dappertutto e a malapena si riusciva a passare tra la folla, i commercianti lavoravano a delle composizione floreali a dir poco artistiche. I colori, gli odori e le voci si miscelavano armonicamente e per un attimo Carla pensò di essere tornata a Napoli, la sua città natale, con l’unica differenza che non era il pesce la merce di scambio ma fiori, tanti meravigliosi e profumati fiori.
I ragazzi si soffermarono su un banco che esponeva solamente orchidee. Ve ne erano di ogni colore, dal bianco puro fin quasi al nero, passando attraverso tutte le tonalità dello spettro; accanto ad ogni fiore vi era un cartoncino che ne indicava la provenienza: venivano da ogni parte del mondo ma soprattutto dall’Europa. Il mercante, un uomo dall’aria simpatica e distinta, si avvicino e si presentò con un accento nord-italiano:
“Salve miei giovani amici sono Mister Veneziano, proprietario dell’Oriental Flowers, l’impresa di fiori più famosa di tutto il Golfo del Siam”. “Permettetemi di offrire alla giovane signora la nostra Orchidea Regina, un esemplare unico al mondo”. Vedendo i due turisti esitare il mercante aggiunse: “Tranquilli signori non è in vendita; un esemplare di orchidea nera non ha prezzo! Ciò che vi chiedo è solo di annusare la sua inebriante fragranza”.
Nel frattempo la guida, che era rimasta indietro, poté assistere a tutta la scena, ma realizzò ciò che stava accadendo soltanto quando vide Marco e Carla svenire nell’esalare il profumo di quel fiore.
Fece per prestargli soccorso, facendosi largo nella ressa del mercato, ma ancor prima che riuscisse a raggiungerli, vide due uomini sbucare dal nulla, sollevare di peso la ragazza e sparire nuovamente assieme al mercante.
Un gran trambusto si creò allora attorno a Marco. Qualcuno cercava di farlo rinvenire con dei leggeri buffetti sulla faccia, mentre una venditrice di bibite gli porse alle labbra un intruglio incolore.
Appena Marco rinvenne, ancora confuso, cercando Carla con lo sguardo e non trovandola, incontrò gli occhi di Boom, serrati per l’apprensione, ed iniziò a realizzare che qualcosa non andava.
A forza cercò di mettersi seduto, mentre la folla via via scemava; si sentiva tutto rintronato, con un forte dolore alla testa, ma si fece forza, ed articolando a fatica le parole chiese alla guida dove fosse sua moglie.
“Carla portata via ingegnere, portata via. Essere sbucati due uomini, avere preso moglie e fuggiti con mercante!”.
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scritto da Barbato Chiara
Terminata la visita ai templi e ai giardini del palazzo reale Boom, la giuda tailandese che parlava un italiano appena comprensibile, disse:
“Adesso giovani sposini andare a vedere famoso mercato di fiori; antico detto tailandese dire non aver visitato Bangkok senza aver visitato mercato di fiori”.
Il mercato dei fiori di Bangkok svolge un ruolo dominante per l’economia del paese, si smerciano fiori provenienti da ogni parte del mondo, tulipani e girasoli olandesi, rose e bocche di leone di ogni colore e provenienza, ma soprattutto orchidee il fiore simbolo della Thailandia.
Benché stremati ancora dal viaggio l’ingegnere e l’educatrice non volevano perdersi nulla di quel viaggio, ogni particolare legato alla cultura di quei luoghi volevano conoscerlo e conservarlo nei loro ricordi. Anche questa esperienza sarebbe stata utile per raccontarla ai loro amici e parenti che li aspettavano in Italia.
“Bene Boom, andiamo a vedere questo mercato” disse Marco vedendo Carla annuire.
Stavolta presero un Tuc Tuc, il mezzo di trasporto più comune e veloce della città; l’unico inconveniente è lo smog che si respira su questa specie di Ape Piaggio a tre ruote perché è aperta e piuttosto bassa proprio in corrispondenza dei tubi di scarico delle altre macchine.
“200 Baht” disse il conducente non appena fermò il mezzo. Boom ne tirò fuori solo 100 farfugliando qualcosa in lingua thai.
Vi erano banchi di fiori dappertutto e a malapena si riusciva a passare tra la folla, i commercianti lavoravano a delle composizione floreali a dir poco artistiche. I colori, gli odori e le voci si miscelavano armonicamente e per un attimo Carla pensò di essere tornata a Napoli, la sua città natale, con l’unica differenza che non era il pesce la merce di scambio ma fiori, tanti meravigliosi e profumati fiori.
I ragazzi si soffermarono su un banco che esponeva solamente orchidee. Ve ne erano di ogni colore, dal bianco puro fin quasi al nero, passando attraverso tutte le tonalità dello spettro; accanto ad ogni fiore vi era un cartoncino che ne indicava la provenienza: venivano da ogni parte del mondo ma soprattutto dall’Europa. Il mercante, un uomo dall’aria simpatica e distinta, si avvicino e si presentò con un accento nord-italiano:
“Salve miei giovani amici sono Mister Veneziano, proprietario dell’Oriental Flowers, l’impresa di fiori più famosa di tutto il Golfo del Siam”. “Permettetemi di offrire alla giovane signora la nostra Orchidea Regina, un esemplare unico al mondo”. Vedendo i due turisti esitare il mercante aggiunse: “Tranquilli signori non è in vendita; un esemplare di orchidea nera non ha prezzo! Ciò che vi chiedo è solo di annusare la sua inebriante fragranza”.
Nel frattempo la guida, che era rimasta indietro, poté assistere a tutta la scena, ma realizzò ciò che stava accadendo soltanto quando vide Marco e Carla svenire nell’esalare il profumo di quel fiore.
Fece per prestargli soccorso, facendosi largo nella ressa del mercato, ma ancor prima che riuscisse a raggiungerli, vide due uomini sbucare dal nulla, sollevare di peso la ragazza e sparire nuovamente assieme al mercante.
Un gran trambusto si creò allora attorno a Marco. Qualcuno cercava di farlo rinvenire con dei leggeri buffetti sulla faccia, mentre una venditrice di bibite gli porse alle labbra un intruglio incolore.
Appena Marco rinvenne, ancora confuso, cercando Carla con lo sguardo e non trovandola, incontrò gli occhi di Boom, serrati per l’apprensione, ed iniziò a realizzare che qualcosa non andava.
A forza cercò di mettersi seduto, mentre la folla via via scemava; si sentiva tutto rintronato, con un forte dolore alla testa, ma si fece forza, ed articolando a fatica le parole chiese alla guida dove fosse sua moglie.
“Carla portata via ingegnere, portata via. Essere sbucati due uomini, avere preso moglie e fuggiti con mercante!”.
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scritto da Barbato Chiara

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