martedì 10 novembre 2009

questo articolo è tratto da sito di repubblica
SCUOLA & GIOVANI La Corte europea dei diritti dell'uomo accoglie la denuncia di una madreIl ministro Gelmini attacca. Bersani: "E' una tradizione inoffensiva"Strasburgo, no al crocifisso in aulaIl governo italiano presenta ricorsoDura reazione della Santa Sede: decisione "miope e sbagliata"
ROMA - La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni". E' quanto ha stabilito oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo su istanza presentata da una cittadina italiana. Ma il governo italiano ha presentato ricorso e, in caso di accoglimento, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera. Altrimenti la sentenza diventerà definitiva fra tre mesi. Durissime le prime reazioni, soprattutto nel centrodestra tra i cattolici. La Cei e il Vaticano attaccano. Prudente Bersani.
Risarcimento per la donna che ha denunciato. Il caso era stato sollevato da Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia e socia dell'Uaar (Unione atei e agnostici razionalisti). L'Unione precisa di aver "promosso, sostenuto, curato tecnicamente l'iter giuridico, che era già passato da Tar del Veneto, Corte Costituzionale e Consiglio di Stato". Soile Lautsi, infatti, nel 2002 aveva chiesto all'istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme, in provincia di Padova, frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule. A nulla erano valsi i suoi ricorsi davanti ai tribunali in Italia. Ora i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione, stabilendo inoltre che il governo italiano debba pagare alla donna un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. La sentenza è la prima in assoluto in materia di esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche.
La decisione della Corte europea. I sette componenti della Corte europea hanno sentenziato che la presenza dei crocifissi nelle aule può facilmente essere interpretata dai ragazzi di ogni età come un evidente "segno religioso" e, dunque, potrebbe condizionarli. E se questo condizionamento può essere di "incoraggiamento" per i bambini già cattolici, può invece "disturbare" quelli di altre religioni o gli atei.
Le reazioni della maggioranza. In attesa che vengano depositate le motivazioni della sentenza, il governo italiano ha già presentato ricorso. Per il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, "la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione". Sulla stessa linea il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli e quello della Giustizia Angelino Alfano. E' critico il presidente della Camera Gianfranco Fini: "Mi auguro che la sentenza non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni, che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del Cristianesimo nella società e nella identità italiana".
L'opposizione. E' cauto il neosegretario del Pd Pier Luigi Bersani: "Un'antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto". E l'esponente Udc Rocco Buttiglione parla di "decisione aberrante".
Il mondo cattolico. Netta anche la reazione della Cei, che in una nota parla di "sopravvento di una visione parziale e ideologica". Per l'Osservatore Romano "tra tutti i simboli quotidianamente percepiti dai giovani la sentenza colpisce quello che più rappresenta una grande tradizione, non solo religiosa, del continente europeo''. E in serata, a nome della Santa Sede, parla padre Federico Lombardi, secondo cui la decisione rivela un'ottica "miope e sbagliata", "accolta in Vaticano con stupore e rammarico. Stupisce che una Corte europea intervenga pesantemente in una materia molto profondamente legata all'identità storica, culturale, spirituale del popolo italiano".
I precedenti in Italia e Spagna. L'ultimo round dell'annosa polemica sui crocifissi a scuola si era chiuso a febbraio, quando una sentenza della Cassazione aveva annullato una condanna per interruzione di pubblico ufficio nei confronti del giudice Luigi Tosti, "colpevole" di aver rifiutato di celebrare udienze in un'aula dove era affisso un crocifisso. Fino al precedente che fece clamore del presidente dell'Unione musulmani d'Italia Adel Smith, protagonista di un episodio analogo e che ora commenta: "Sentenza inevitabile".
La questione non coinvolge solo il nostro Paese. Duri scontri tra Stato e vescovi sono avvenuti anche in Spagna nel novembre dello scorso anno, in seguito a una decisione di un giudice di Valladolid di far rimuovere tutti i simboli cattolici da una scuola. (3 novembre 2009)

domenica 1 novembre 2009

SE (Lettera al figlio, 1910)



Con questa lettera, datata 1910, Rudyard Kipling cercò di insegnare
al figlio a distinguere fra il bene e il male


Se riesci a conservare il controllo quando tutti
Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall'odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;
Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;
Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
E non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro
Tranne la Volontà che dice lor "Tieni duro!".
Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l'amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile
Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E - quel che è di più - sei un Uomo, figlio mio!

Rudyard Kipling

martedì 20 ottobre 2009

Viaggio in Thailandia








Quello che segue è la prima parte di un racconto al quale sto lavorando nell'ambito di un laboratorio didattico, istituito dalla scuola di specializzazione per l'insegnamento del sostegno. Mai avrei pensato di cimentarmi nella stesura di un"libro", ma devo ammettere che è stato entusiasmante! Forse perché, ispirata dal mio viaggio di nozze in Thailandia, non ho avuto difficoltà a rielaborare la magia di quei luoghi. Così ci sono riuscita, sorprendendo anche me stessa. Accetto volentieri ogni pubblico commento!

Tutto ebbe inizio dal rullare delle turbine di un aereo che li avrebbe portati a destinazione. Marco e Carla erano da poco diventati marito e moglie e quello era il loro primo viaggio oltre oceano.
Si erano conosciuti molti anni fa e dopo un lungo fidanzamento avevano deciso di sposarsi e andare a vivere nella casa gentilmente offerta dai genitori di Marco. Lui da poco aveva preso servizio presso una società bancaria grazie alla sua laurea in ingegneria delle telecomunicazioni, Carla invece era riuscita ad ottenere un contratto a progetto come educatrice in una scuola materna.
La mattina del loro arrivo l’orologio dell’aeroporto di Bagkok segnava le 6 a.m. dell’11 Agosto, mentre il loro orologio biologico era ancora fermo alla mezzanotte italiana. Fu un colpo apprendere dalla loro guida locale che di lì a poco sarebbe iniziato il tour della città, quando invece avrebbero preferito sprofondare per qualche ora nel morbido lettone dell’Amari Atrium Hotel di Bangkok.
Quella mattina la città era ingabbiata in una enorme nube asfissiante, che occludeva la vista del sole ma che tuttavia non impediva ai raggi solari di invadere la città in un turbinio di riflessi grigio-opachi, che a tratti abbagliavano gli occhi già assonnati dei due ragazzi. L’umidità e il sudore si erano sin da subito appiccicati sui loro corpi appena rinfrescati dai condizionatori del grande albergo. La guida li condusse subito nella zona dei grandi templi e del palazzo reale. Fu lì che i due furono immediatamente rapiti dal fascino misterioso di quella civiltà lontana.
Un insistente odore di incenso e fiori recisi invadeva il tempio del famoso Budda sdraiato. Una moltitudine di gente era inginocchiata ai piedi del Budda e pregava in una lingua a loro sconosciuta. Quando la guida li esortò ad inginocchiarsi non esitarono un attimo e subito le loro anime iniziarono ad agitarsi in un tumulto di immagini e suoni. Affiorò per un attimo nella loro coscienza un sentimento comune di smarrimento, quasi a presagire un misterioso evento che di lì a poco li avrebbe investiti.
Terminata la visita ai templi e ai giardini del palazzo reale Boom, la giuda tailandese che parlava un italiano appena comprensibile, disse:
“Adesso giovani sposini andare a vedere famoso mercato di fiori; antico detto tailandese dire non aver visitato Bangkok senza aver visitato mercato di fiori”.
Il mercato dei fiori di Bangkok svolge un ruolo dominante per l’economia del paese, si smerciano fiori provenienti da ogni parte del mondo, tulipani e girasoli olandesi, rose e bocche di leone di ogni colore e provenienza, ma soprattutto orchidee il fiore simbolo della Thailandia.
Benché stremati ancora dal viaggio l’ingegnere e l’educatrice non volevano perdersi nulla di quel viaggio, ogni particolare legato alla cultura di quei luoghi volevano conoscerlo e conservarlo nei loro ricordi. Anche questa esperienza sarebbe stata utile per raccontarla ai loro amici e parenti che li aspettavano in Italia.
“Bene Boom, andiamo a vedere questo mercato” disse Marco vedendo Carla annuire.
Stavolta presero un Tuc Tuc, il mezzo di trasporto più comune e veloce della città; l’unico inconveniente è lo smog che si respira su questa specie di Ape Piaggio a tre ruote perché è aperta e piuttosto bassa proprio in corrispondenza dei tubi di scarico delle altre macchine.
“200 Baht” disse il conducente non appena fermò il mezzo. Boom ne tirò fuori solo 100 farfugliando qualcosa in lingua thai.
Vi erano banchi di fiori dappertutto e a malapena si riusciva a passare tra la folla, i commercianti lavoravano a delle composizione floreali a dir poco artistiche. I colori, gli odori e le voci si miscelavano armonicamente e per un attimo Carla pensò di essere tornata a Napoli, la sua città natale, con l’unica differenza che non era il pesce la merce di scambio ma fiori, tanti meravigliosi e profumati fiori.
I ragazzi si soffermarono su un banco che esponeva solamente orchidee. Ve ne erano di ogni colore, dal bianco puro fin quasi al nero, passando attraverso tutte le tonalità dello spettro; accanto ad ogni fiore vi era un cartoncino che ne indicava la provenienza: venivano da ogni parte del mondo ma soprattutto dall’Europa. Il mercante, un uomo dall’aria simpatica e distinta, si avvicino e si presentò con un accento nord-italiano:
“Salve miei giovani amici sono Mister Veneziano, proprietario dell’Oriental Flowers, l’impresa di fiori più famosa di tutto il Golfo del Siam”. “Permettetemi di offrire alla giovane signora la nostra Orchidea Regina, un esemplare unico al mondo”. Vedendo i due turisti esitare il mercante aggiunse: “Tranquilli signori non è in vendita; un esemplare di orchidea nera non ha prezzo! Ciò che vi chiedo è solo di annusare la sua inebriante fragranza”.
Nel frattempo la guida, che era rimasta indietro, poté assistere a tutta la scena, ma realizzò ciò che stava accadendo soltanto quando vide Marco e Carla svenire nell’esalare il profumo di quel fiore.
Fece per prestargli soccorso, facendosi largo nella ressa del mercato, ma ancor prima che riuscisse a raggiungerli, vide due uomini sbucare dal nulla, sollevare di peso la ragazza e sparire nuovamente assieme al mercante.
Un gran trambusto si creò allora attorno a Marco. Qualcuno cercava di farlo rinvenire con dei leggeri buffetti sulla faccia, mentre una venditrice di bibite gli porse alle labbra un intruglio incolore.
Appena Marco rinvenne, ancora confuso, cercando Carla con lo sguardo e non trovandola, incontrò gli occhi di Boom, serrati per l’apprensione, ed iniziò a realizzare che qualcosa non andava.
A forza cercò di mettersi seduto, mentre la folla via via scemava; si sentiva tutto rintronato, con un forte dolore alla testa, ma si fece forza, ed articolando a fatica le parole chiese alla guida dove fosse sua moglie.
“Carla portata via ingegnere, portata via. Essere sbucati due uomini, avere preso moglie e fuggiti con mercante!”.

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scritto da Barbato Chiara